Jujutsu Kaisen: come Gege Akutami ha tratto ispirazione da Bleach

Jujutsu Kaisen: come Gege Akutami ha tratto ispirazione da Bleach
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Alla pari del progresso scientifico, anche la cultura si evolve a seconda dei prodotti che storicamente la attraversano. E nel panorama delle produzioni fumettistiche nipponiche, in particolare di quelle shōnen, alcuni testi, quali Bleach, hanno illustrato la via per molte opere future: un fenomeno osservabile anche in Jujutsu Kaisen di Gege Akutami.

Il mangaka non ha mai tenute nascoste le sue influenze, tanto da averle verbalizzate sia attraverso dichiarazioni pubbliche, sia inserendole (senza troppi problemi) all'interno dei linguaggi del suo fumetto. Se, come abbiamo visto nell'articolo sulle tre morti più tragiche della saga delle Formichimere di Hunter x Hunter, Akutami ha preso a piene mani da Togashi – al punto da sviluppare l'intero arco dell'incidente di Shibuya a partire dalla York Shin City di togashiana memoria – un discorso analogo lo si può avanzare per quel che riguarda Tite Kubo, e in particolare l'influenza che la sua opera cardine – cioè Bleach – ha esercitato sullo stile stesso di Gege Akutami, nonché sulla codificazione delle logiche di Jujutsu Kaisen: tanto linguistiche, quanto iconografiche.

Da questo punto di vista, ogni discorso atto a delineare il fil rouge che lega le due opere, non può che partire dalle metodologie “cosmogoniche” dei due autori, ovvero dai modi in cui costruiscono i rispettivi universi narrativi dei manga. A differenza dei lavori nipponici a trazione “fantasy”, Jujutsu Kaisen e Bleach adottano delle logiche diverse su come fondano i mondi di riferimento delle narrazioni, soprattutto per ciò che concerne i rapporti che i personaggi hanno con lo spazio circostante. Come abbiamo visto nell'articolo in cui analizziamo il fenomeno culturale degli anime isekai, se questa tipologia di prodotti tende a declinare il fantastico in un orizzonte altro, inteso come dimensione parallela (anche se interagente) rispetto a quella di partenza degli eroi, nei manga di Akutami e Kubo, invece, l'elemento soprannaturale determina una compenetrazione assoluta tra gli spazi “reali” e quelli iperbolici, ormai sovrapposti idealmente l'uno all'altro. I mostri che gli stregoni o gli shinigami devono “esorcizzare” non si muovono in una cornice distante da quella reale, ma agiscono sullo stesso piano dei personaggi, quasi non ci fosse soluzione di continuità tra estetiche e dimensioni apparentemente contrarie.

Un altro elemento che Akutami ha attinto da Bleach è da ritrovare nello spettro combattivo degli eroi, e in particolare nella loro attitudine ad attivare il potenziale latente secondo schemi piramidali, al cui apice si posizionano rispettivamente i “Domini” e i “Bankai”. Seppur già Tite Kubo, come abbiamo visto nell'articolo in cui analizziamo i motivi per cui Dragon Ball non è stato mai inserito nei Big Three, abbia mutuato tale strategia, per poi revisionarne le logiche, dal manga di Akira Toriyama, lo stesso Akutami lo ha fatto in riferimento al fumettista di Bleach. Tanto da trovare una propria autonomia operativa proprio nella “rivoluzione” a cui ha sottoposto l'escalation di forze viste nella Soul Society, ora non più intese come intrinseche all'individuo (il bankai genera una trasformazione) ma scorporate dallo stesso: con i domini che coinvolgono nella loro esecuzione tutto l'ambiente circostante, e non più solamente colui che li esercita.

Un discorso simile va fatto anche in relazione all'organizzazione socio-politica del mondo, e in particolare al sistema che lo governa. È dalla gerarchizzazione delle grandi famiglie di shinigami, che Akutami trae l'ispirazione per delineare il trittico di clan che detiene il potere nell'universo degli stregoni, ognuno dei quali non solo presenta una struttura piramidale, ma si sviluppa a partire da una configurazione di stampo patriarcale: che in Jujutsu Kaisen, in pieno spirito moderno, sarà poi rovesciata, soprattutto grazie all'ascensione di un personaggio come Maki tra gli Zenin. L'ennesimo fattore, questo, che testimonia quanto le opere che pretendono di innervare il panorama degli shōnen di nuovi canoni e strategie, debbano necessariamente ispirarsi al passato, per poter pensare il futuro.

FONTE: cbr

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