My Hero Academia, pregi e difetti dell'influenza del comics statunitense sull'Atto Finale

My Hero Academia, pregi e difetti dell'influenza del comics statunitense sull'Atto Finale
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Kohei Horikoshi non ha mai nascosto la sua grande passione per i fumetti americani dedicati ai supereroi, e se questa ha portato all’ideazione e sviluppo di My Hero Academia, uno degli shonen più acclamati degli ultimi anni, ha anche influenzato in maniera negativa la storia di Izuku Midoriya e della Hero Society.

Il legame instaurato con i fumetti americani che trattano di supereroi ha portato sia miglioramenti che peggioramenti all’interno dell’opera di Horikoshi, soprattutto nelle ultime saghe. Da diversi volumi del manga, infatti, l’autore ha deciso di inserire parentesi, anche piuttosto lunghe, dedicate a personaggi sempre rilevanti, ma che spesso non hanno minimamente a che fare col vero protagonista della storia, Deku.

Stiamo parlando ad esempio della breve ma significativa parentesi dedicata a Star and Stripe, la Pro Hero Numero Uno degli Stati Uniti d’America, o del lungo focus dedicato alla famiglia Todoroki, dovuto alla questione Toya e alle terribili azioni compiute in passato dal capofamiglia Enji. Sono sicuramente eventi che hanno aggiunto profondità alla serie, e approfondito personaggi interessanti.

Questa tendenza si ritrova negli eventi crossover che dagli anni ’60 tornano con una certa regolarità nelle produzioni delle due grandi case editrici dei comics: Marvel e DC. Va però considerato che, oltre alla serie principale incentrata sul crossover tra i diversi supereroi e supercattivi, vengono pubblicate miniserie supplementari in altre testate per approfondire il punto di vista di un determinato personaggio coinvolto nell’evento. Si tratta ovviamente di una trovata per aumentare le vendite e attirare nuovi lettori, ma anche per dare più spessore ai personaggi ponendoli di fronte a nuove situazioni. Il tutto viene però gestito da moltissime persone e team che si dividono il lavoro.

Per questo, sebbene la volontà di Horikoshi di rappresentare una sorta di crossover durante le varie saghe di My Hero Academia sia da apprezzare, e ammirare, il risultato rischia di adombrare le gesta del vero protagonista, il quale, dopo mini-archi narrativi dedicati ad altri, persino ai Villain più rappresentativi e rilevanti, potrebbe tornare in azione senza attirare davvero i lettori tenendoli incollati alle pagine come invece avviene per l’approfondimento di turno dedicato ad un personaggio più interessante proprio perché poco conosciuto.

Mantenere un equilibrio della narrazione tra sezioni sul protagonista e sezioni su altri è sicuramente complicato, e forse prendere esempio dalle strutture ideate da DC e Marvel per replicarla in un unico manga, con tempi di pubblicazione strettissimi e così tanti personaggi importanti, ha causato troppe ramificazioni della trama centrale e, di conseguenza, della storia di Deku. Prima di salutarci, ricordiamo che i fan sperano che Horikoshi realizzi un manga horror, e vi lasciamo al nostro speciale su My Hero Academia.

Qual è la vostra opinione su questo modello di narrazione preso dai comics americani e applicato da Horikoshi al manga di My Hero Academia? Parliamone nei commenti.