Naruto: cosa rende Danzo un personaggio così moralmente corrotto?

Naruto: cosa rende Danzo un personaggio così moralmente corrotto?
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Se c'è un fenomeno su cui Masashi Kishimoto non ha mai smesso di ragionare lungo tutto il corso di Naruto, non possiamo che individuarlo nella corruzione dilagante del mondo dei ninja. L'universo del manga si popola di figure marce e degenerate, ma nessuno si è votato ad un'immoralità così sistematica ed esecrabile come il personaggio di Danzo.

I motivi che ci hanno spinto di recente ad inserire il mefistofelico cospiratore tra i personaggi di Naruto dai trascorsi più oscuri non sono da ricollegare tanto ad una sua supposta infanzia/esistenza traumatica, quanto all'assenza di qualsiasi sfumatura etica o morale nelle sue azioni. In questo senso la storia di Danzo Shimura, tra epurazioni di massa, macchinazioni diaboliche e soprusi sistemici, ci rende già di per sé conto del totale asservimento dell'uomo agli impulsi più oscuri dell'animo, al punto che il cittadino/governatore di Konoha era disposto a tutto, anche a macchiarsi dei crimini più spregevoli e vituperabili, pur di perseguire il desiderio attorno a cui fa ruotare la sua esistenza, traducibile nella volontà di codificare il Villaggio della Foglia a sua immagine e somiglianza, secondo cioè quei canoni e quelle precise coordinate che gli avrebbero permesso di continuare ad operare incontrastato nell'esercizio delle sue funzioni di controllo/sorveglianza.

Non è un caso, infatti, che sia stato proprio Danzo ad istituire la sezione degli Anbu, il corpo speciale a cui il cospiratore assegnava tutte le missioni più delicate (e moralmente deprecabili) al fine di tutelare l'incolumità di Konoha. Perché se c'è qualcosa a cui l'uomo abbia mai tenuto, quella è la preservazione del Villaggio che gli ha dato i natali: il problema risiede, in questo senso, nelle strategie prive di qualsiasi istanza etica con cui mette in moto le attività di protezione della Foglia. Azioni, che in un modo o nell'altro, rispondono alle stesse esigenze di onnipotenza che lo hanno condotto sul sentiero della corruzione più totale, rendendolo così inviso agli occhi dei lettori.

Seppur connotato da un grado di spietatezza ineguagliabile, ciò che non ci porterebbe mai ad includere Danzo tra i villain deplorevoli degli anime che non possiamo fare a meno di amare è certamente l'ostinazione con cui il personaggio rifiuta qualsiasi istanza di redenzione, ma soprattutto l'assenza da parte dell'uomo di un giudizio più o meno morale sul mondo che lo circonda. Alla base delle azioni del cospiratore, infatti, non c'è né un ideologia ben definita e collocabile, né tanto l'asservimento ad un principio (traviato) di bene superiore, che non sia quello del potere e del suo esercizio.

E anche nel momento in cui comanda ad Itachi di sterminare gli Uchiha al fine di “proteggere il Villaggio” da un clan percepito sempre più come un problema, le sue strategie non sembrano mosse neanche da un eventuale desiderio di vendetta o di rabbia apparente: ma solo dalla semplice, e più pura applicazione dei suoi “doveri” istituzionali. E se, come abbiamo visto nell'articolo in cui ripercorriamo i criteri con cui stabilire il miglior villain di Naruto, anche un personaggio dispotico come Pain è andato incontro ad una rivalutazione della sua bussola morale, agli occhi di Kishimoto Danzo appare l'unico “antagonista” che non merita di perseguire un percorso di redenzione, neanche in punto di morte, proprio perché ad un uomo così endemicamente diabolico e impuro non si può concedere nessuna via di fuga dall'oblio della dannazione.

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