Naruto: quali film possono essere considerati come canonici?

Naruto: quali film possono essere considerati come canonici?
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Un fattore per testare il posizionamento nell'immaginario collettivo di un manga shōnen è da individuare nella natura multimediale del franchise a cui dà vita. Naruto, ad esempio, ha costruito il suo alto grado di fidelizzazione sulla capacità di occupare tutti gli orizzonti mediali, tra cui il cinema. Malgrado solo un paio di film siano canonici.

Come in tutte le grandi opere pop nipponiche che hanno fondato la propria relazione con il pubblico (o meglio, con i pubblici internazionali) a cavallo tra i due Millenni, l'orizzonte cinematografico è sempre stato osservato nelle vesti di una “cornice parallela”, come dimensione attraverso cui capitalizzare la devozione – se non addirittura, la fede – mostrata dagli appassionati nei confronti dell'opera originale, senza per questo estendere, con i lungometraggi, la conoscenza di cui i lettori/spettatori già godono sul franchise. In questo senso, proprio come abbiamo osservato nella nostra analisi sui film canonici di Dragon Ball, ciò che spinge i produttori a declinare al cinema i temi e le storie di Naruto non è la necessità di integrare il racconto con elementi inediti, ma semplicemente la volontà di legare la legittimazione culturale della settima arte ad un franchise di derivazione fumettistica e televisiva.

In piena ottica crossmediale, ovvero di sovrapposizione discontinua dei vari rami in cui si suddivide la saga, i numerosi prodotti a tema Naruto – dai videogiochi, alla serie animata fino alla sua controparte cartacea – non entrano in un'interazione reciproca dal punto di vista narrativo, proprio perché, come vedremo negli ultimi periodi, non si è ancora approdati ai linguaggi della transmedialità: ovvero a quelle logiche che consentono alle narrazioni, in qualunque cornice vengano realizzate (quindi cinema, televisione, manga) di proseguire l'una la storia dell'altro. È per questo motivo che la stragrande maggioranza dei lungometraggi di Naruto non gode di alcuna canonicità: e per osservare il primo film “canonico” bisogna aspettare addirittura il termine del manga originale di Masashi Kishimoto.

Da questa prospettiva, e l'osserviamo già a partire dal lungometraggio d'esordio di Naruto – ovvero Naruto – The Movie: La primavera nel paese delle nevi (2004) – le incursioni cinematografiche del franchise, sia per quanto riguarda i tre film pre-Shippuden, sia per quel che concerne le prime sei pellicole della seconda era, sono considerate dei veri e propri veicoli di legittimazione, come strumenti cioè con cui dimostrare, grazie ai servigi di alcuni dei più importanti esponenti dell'animazione nipponica contemporanea, il grande valore estetico a cui si apre la saga. Una logica che cambierà drasticamente con l'avvento degli ultimi due film.

È con The Last: Naruto The Movie (2014) e in particolare con il successivo Boruto: Naruto The Movie (2015) che il franchise inizia a sposare le logiche della transmedialità, portando gli intrecci proposti dai rispettivi film a porsi in continuità con i filoni principali (e quindi canonici) della narrazione. Nel primo viene introdotta la minaccia degli Otsutsuki su cui si fonderà l'incipit del manga di Boruto – oltre ad una canonizzazione ulteriore del rapporto d'amore tra il protagonista e Hinata – mentre nel secondo si arriva addirittura ad anticipare la prosecuzione fumettistica dell'universo creato da Kishimoto.

E seppur gli attuali intrecci del fumetto hanno rimodulato le logiche stesse su cui si fonda il percorso del figlio di Naruto – tanto che Boruto vs. Kawaki potrebbe non essere più il combattimento finale di Two Blue Vortex – è chiaro che la pellicola del 2015, malgrado si apra retrospettivamente ad alcune incongruenze di fondo, ha tracciato dal momento in cui è approdata sugli schermi la linea futura su cui si struttureranno tutte le ramificazioni (multi)mediali del franchise.

FONTE: cbr

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