Naruto: il viaggio dell'Uzumaki, dalla solitudine al superamento delle sue crisi infantili

Naruto: il viaggio dell'Uzumaki, dalla solitudine al superamento delle sue crisi infantili
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Secondo i codici della narrazione classica, il “viaggio dell'eroe” porta, chi ne è oggetto, ad esperire tutte le tappe dell'evoluzione/maturazione attraverso il superamento delle asperità. Da questa prospettiva, il percorso di Naruto non presenta alcuna eccezione: tanto che lo shinobi ramificherà il suo eroismo a partire dalla comprensione delle sue sofferenze.

Ad avallare questa considerazione, interviene proprio la primissima immagine che Masashi Kishimoto ci restituisce dell'eroe-in-divenire: quella cioè di un ragazzo sofferente, condannato dalla collettività ad una solitudine apparentemente priva di giustificazioni, che il ninja cerca di dissimulare attraverso gesti apertamente ludici e grotteschi. Dietro le azioni infantili dello shinobi, si celano infatti le matrici di un dolore insopportabile, quasi atavico per come sembra essere connaturato all'identità stessa del personaggio, e alla sua natura di Forza Portante. E come abbiamo visto nell'articolo in cui analizziamo Iruka come la figura pedagogica più importante di Naruto, se non fosse stato per il maestro, e per l'umiliazione che lo shinobi provava quotidianamente nel sottrarsi al suo dovere di insegnante davanti al ragazzo che gli rammentava il soffocante trauma genitoriale, difficilmente l'eroe avrebbe potuto attivare la sua traiettoria di rivalsa e di obliterazione di tutti i dogmi e le incongruenze culturali del mondo dei ninja.

Come in tuti i grandi sviluppi del manga, occorre affrontare prima una crisi per poter raggiungere uno stadio di evoluzione (fisica, ma soprattutto esistenziale) un processo di maturazione che ha la sua origine, guarda caso, in una ferita. Qui Naruto, nel vedere nel capitolo iniziale del manga il suo maestro sacrificarsi per proteggerlo dall'attacco di Mizuki, comprende per la prima volta che anche lui, alla pari di qualsiasi altro ninja di Konoha, merita di essere salvato e di conoscere l'amore, il dolore o la speranza, quei sentimenti che i suoi compagni erano in grado di esperire quotidianamente, e che invece lui era costretto ad affogare in un mare di disperazione e solitudine.

Il percorso dell'eroe, perciò, inizia con un atto di gentilezza da parte di Iruka, culminato nell'uso “salvifico “ del kage bunshin. Una tecnica, questa, a cui affiderà le sorti anche della prima, e formativa battaglia a cui viene sottoposto lo shinobi durante la sua missione d'esordio in qualità di membro del Team 7. Da questa prospettiva, il motivo per cui abbiamo interpretato lo scontro con Zabuza e Haku come il cuore ideologico di Naruto, lo ritroviamo proprio nella sua valenza di iniziazione metaforica. La missione in questione, che come ben ricordano gli amanti del manga si tramuta improvvisamente da spedizione di grado “D” ad una di livello A o addirittura S, pone Naruto, Sasuke e Sakura davanti ad un pericolo tanto radicale quanto inatteso, che li costringe da un lato a prendere contatto con le nefandezze del mondo in cui sono calati, e dall'altro a bruciare le tappe dei processi di crescita pur di sovvertire un'incombenza che appare, a tutti gli effetti, insoverchiabile.

Se per noi il Quartetto del Suono ha rappresentato la più grande minaccia di Naruto e per i suoi giovani compagni, l'incontro con Zabuza e Haku ha introdotto invece gli shinobi (e di conseguenza, i lettori che stavano iniziando in quei primissimi capitoli a seguirne le gesta) alle logiche di un universo diabolico, incerto, dove la morte è dietro l'angolo e in cui occorre superare i propri limiti per poter evitare di soccombere al richiamo nefasto delle ingiustizie, portandoli così a formulare quegli stessi ideali su cui da un lato Naruto avrebbe codificato la sua natura eroica da shinobi, e dall'altro l'autore avrebbe comunicato tutte le istanze tematiche su cui si sarebbero da quel momento fondate le impalcature (ideologiche e semantiche) dell'opera.

Ecco allora che le ultime saghe della sezione iniziale del manga sintetizzano tutte le questioni appena presentate. È durante l'esame chunin che il protagonista delinea quel processo di abbattimento di tutte le crisi (personali e collettive) a cui voterà la sua traiettoria umana – visibile, ad esempio, nei canoni su cui si è poi fondata l'amicizia tra Gaara e Naruto – ed è nel corso dell'arco narrativo sul salvataggio di Sasuke che lo shinobi arriva a comprendere da un lato le sue debolezze intestine, e dall'altro la necessità di trascendere, attraverso l'allenamento, i limiti che ne soffocano il potenziale, se desidera porsi come il punto di riferimento assoluto per i suoi compagni e per il Villaggio a cui appartengono.

Tanto che l'intera traiettoria narrativa di Shippuden, dalla saga del recupero di Gaara fino alla Quarta Guerra Ninja, si può rileggere interamente alla luce della volontà di Kishimoto di porre il suo protagonista sul quel cammino che lo condurrà ad abbracciare, definitivamente, il proprio destino eroico: nato dal superamento delle crisi più recondite del suo animo. Fattore, questo, che agli occhi di Naruto non può che coincidere con la sublimazione, in qualità di Settimo Hokage, di quella “Volontà del Fuoco” su cui si è fondato l'universo di valori di Konoha e dei suoi abitanti.

FONTE: gamerant

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