One Piece, Naruto e Bleach avrebbero avuto lo stesso successo se avessero esordito oggi?

One Piece, Naruto e Bleach avrebbero avuto lo stesso successo se avessero esordito oggi?
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Avendo iniziato la loro serializzazione in un'epoca produttiva diversa, One Piece, Naruto e Bleach, seppur con le dovute differenze, hanno adottato dei linguaggi singolari, difficili da riscontrare nelle opere più moderne. In tal senso, è chiaro che se avessero esordito nel 2024, il loro successo, così come i linguaggi, sarebbero stati differenti.

Come abbiamo visto nell'articolo in cui ripercorriamo i motivi per cui Dragon Ball non è stato incluso nei Big Three, i rispettivi manga di Eiichiro Oda, Masashi Kishimoto e Tite Kubo sono stati in grado di segnare una lunga epoca nella produzione fumettistica nipponica per la capacità con cui hanno capitalizzato, portandole verso l'evoluzione, le innovazioni (linguistiche, produttive, e commerciali) su cui l'opera di Akira Toriyama ha fondato i canoni dello shōnen odierno, e della successiva legittimazione culturale a cui ha destinato l'intera industria dei manga. Da questa prospettiva, nonostante le evidenti disparità estetiche, One Piece, Naruto e Bleach hanno costruito le ricette del loro successo proprio a partire dall'ostinazione con cui hanno interpretato le esigenze di un pubblico sempre più cosmopolita – come quello a cavallo tra i due Millenni - fino a rispondere alle necessità più intrinseche dei lettori internazionali. Un fenomeno che li ha resi, a tutti gli effetti, lo specchio dell'intera produzione fumettistica per ragazzi in Giappone, in un periodo storicamente inquadrabile negli albori del 21º Secolo.

Se le tre opere, perciò, hanno fondato i canoni del loro successo per la capacità con cui hanno letto e decodificato le evoluzioni dei primi anni Duemila, appare evidente che se spostiamo lo sguardo al presente, e ai fenomeni culturali che lo stanno attraversando, un loro ipotetico “esordio” nel 2024 non solo determinerebbe degli esiti diversi (dal punto di vista commerciale) da quelli che hanno conosciuto agli albori della loro serializzazione, ma comporterebbe una rivoluzione drastica degli intrecci su cui hanno fondato i loro primi archi narrativi, e in particolare delle grammatiche con cui li hanno raccontati. E per comprendere questo fenomeno, si potrebbe partire proprio dal paragone tra l'unica delle tre opere ancora in corso di serializzazione (cioè One Piece) e i suoi omologhi contemporanei.

L'industria odierna dei manga, ad uno sguardo retrospettivo, presenta dei codici completamente differenti – se non addirittura opposti – a quelli su cui ha costruito i propri modelli editoriali e commerciali sul finire degli anni Novanta. Oggi un'opera fumettistica, per poter cavalcare l'onda delle trasformazioni correnti, deve sintetizzare sin dai primissimi capitoli tutto il corpus grammaticale, semantico e narrativo su cui si fonderà l'intera narrazione, se vuole catturare l'attenzione di pubblici sempre meno fidelizzati e ideologicamente onnivori, e sopravvivere così allo stigma della cancellazione prematura.

In faccia perciò ad un'industria che per poter rispondere alle esigenze di utenti (e non lettori) abituati a consumare quotidianamente un numero impressionante di immagini e informazioni digitali, sente il bisogno di proporre prodotti facilmente consumabili - in grado cioè di catturare in un solo istante l'attenzione di chi legge (o “scrolla”) - è chiaro che i ritmi compassati e mondani delle saghe iniziali di One Piece, non sarebbero accolti con grande favore dai lettori di oggi: ponendo così maggiori pressioni sul mangaka, costretto sin da subito a mutare le logiche su cui ha fondato l'esordio della sua storia.

Come abbiamo visto nell'articolo in cui riportiamo le scene che Oda preferisce disegnare di One Piece, il progressivo decentramento delle sequenze mondane e distensive (cioè quelle tanto amate dal mangaka) in favore dei registri ipercinetici verso cui si è progressivamente diretta la narrazione, è stato determinato proprio dalla necessità dell'autore di cavalcare le trasformazioni della contemporaneità, e di permettere così alla sua opera di continuare ad occupare una posizione centrale nelle strategie di consumo di appassionati di manga sempre più onnivori e diversificati. E non è un caso che lo stesso sequel di Naruto e Boruto, ovvero Two Blue Vortex, abbia posto un argine (anche a livello linguistico) con il passato dell'opera, in modo da poter esercitare un'influenza sui lettori odierni, a partire dalla rivoluzione delle sue grammatiche.

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