One Piece: Oda ha rivelato di essersi profondamente ispirato alle opere di Tarantino

One Piece: Oda ha rivelato di essersi profondamente ispirato alle opere di Tarantino
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Prima di diventare un grande storyteller, Eiichiro Oda è stato uno spettatore più che onnivoro. L'attitudine a consumare testi di segno e derivazione differente, dal cinema nipponico agli anime, fino ai film occidentali, gli ha permesso poi di trovare la sua voce creativa in One Piece. E una fonte di ispirazione sono state le opere di Tarantino.

In un'intervista rilasciata agli albori della sua carriera, e rilanciata in questi giorni da alcuni siti di informazione, il mangaka ha sottolineato l'importanza che la visione di film nel corso del suo periodo di formazione ha avuto sulla delineazione non solo degli interessi dell'autore, ma anche per la codificazione delle sue capacità narrative. D'altronde ogni artista o narratore, in qualunque ambito o cornice produttiva operi, ha mutuato la proprie abilità di storytelling dai vari maestri che di volta in volta li hanno ispirati durante tutta l'infanzia/adolescenza. E come è capitato a buona parte dei creativi o degli scrittori della generazione a cui appartiene Oda, il mangaka di One Piece ha trovato in Tarantino un punto di riferimento assoluto, soprattutto in relazione ai primissimi film del regista californiano.

Io ho sempre amato il cinema” sentiamo dire al mangaka nell'intervista “e in particolar modo le opere western, tanto che Young Guns [1988] di Christopher Cain è stata una fonte di ispirazione centrale per la realizzazione di Wanted. E al tempo stesso” prosegue l'autore “un'altra ispirazione nevralgica è stata Pulp Fiction. Mentre di Le iene ho trovato incredibili i gangster in divisa, avevano uno stile memorabile”. In questo senso, se la realtà è ciò che ha permesso al mangaka di individuare le vie estetiche con cui definire gli scenari della sua opera, tanto che è dai luoghi reali che Oda ha tratto l'ispirazione per codificare le ambientazioni di One Piece, le opere di finzione invece hanno rappresentato agli occhi del fumettista giapponese un riferimento importante per la costruzione dei personaggi e delle personalità che sottendono.

Ad esempio, come rivelato da Oda nel volume 69 del manga, il vestiario di Sanji è mutuato proprio da quello di Mr. Pink, il personaggio che Steve Buscemi interpreta nel film di debutto di Tarantino (appunto Le iene) a cui, possibilmente, dobbiamo anche il nome di Seňor Pink, introdotto ai tempi della saga di Dressrosa, ovvero in un arco narrativo così distante nel tempo dalle dichiarazioni appena riportate, a testimonianza di quanto il mangaka abbia conservato nelle proprie metodologie creative quelle stesse ispirazioni delle origini.

Non è un caso, infatti, che più ci si inoltri nella narrazione della sua opera, maggiori sono le analogie che ravvisiamo tra One Piece e la sua vera fonte di ispirazione, ovvero con quel preciso testo che ha talmente stregato Oda nel corso della sua infanzia, da portare l'autore a reiterarne le logiche per tutta l'opera: stiamo parlando di Esteban e le misteriose città d'oro, un anime realizzato nel 1982 dallo Studio Pierrot, e la cui visione in età infantile da parte dell'allora giovanissimo mangaka ha determinato, agli occhi del fumettista, uno spartiacque nevralgico nella propria attività di storyteller. A testimonianza di quanto le ispirazioni artistiche, soprattutto quelle esperite nel periodo di formazione, abbiano illustrato i canoni a cui l'autore si rivolge ancora oggi per la fondazione dell'universo del suo iconico manga, e dei linguaggi che lo attraversano.