Perché Dragon Ball non è mai stato incluso nei Big Three? Tutti i motivi del fenomeno

Perché Dragon Ball non è mai stato incluso nei Big Three? Tutti i motivi del fenomeno
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Uno dei più grandi fenomeni culturali che ha attraversato la storia dei manga, cambiandone per sempre l'industria, è stato quello dei Big Three. Eppure nell'immaginario collettivo, l'opera che ha portato i fumetti nipponici verso la loro legittimazione globale, cioè Dragon Ball, non è mai stata inclusa in questa etichetta. E i motivi sono tanti.

Per comprendere le radici della questione, occorre guardare sia all'influenza culturale generata nel tempo dall'opera di Akira Toriyama, sia al suo particolare posizionamento storico. Se manga iconici come One Piece, Naruto e Bleach hanno permesso a Shōnen Jump – e per estensione, alla produzione fumettistica del Sol Levante – di occupare un ruolo centrale nelle abitudini di consumo degli appassionati di cultura pop internazionale, assurgendo così al ruolo di “tre grandi” colossi dell'industria della nona arte di stampo nipponico, il motivo è da ritrovare nella loro capacità di capitalizzare quelle stesse condizioni (produttive, linguistiche, e soprattutto commerciali) in cui si sono trovati ad operare a cavallo tra i due Millenni grazie alle “vie” culturali aperte in precedenza da Toriyama.

In tal senso, uno degli elementi alla base dell'eredità di Dragon Ball è da individuare proprio nella sua natura di opera-capostipite, di lavoro apripista, che per mezzo della legittimazione culturale a cui ha destinato l'intera industria dei manga, ha permesso a coloro che ne hanno ereditato il testimone (in questo caso Eiichiro Oda, Masashi Kishimoto e Tite Kubo) di portare la produzione fumettistica shōnen verso le evoluzioni a cui sarebbe andata incontro nel 21º Secolo, a partire proprio dalle trasformazioni (sia grammaticali, che culturali) con cui Dragon Ball ha rimodellato per sempre non solo le strategie narrative del manga a trazione action per ragazzi, ma con cui ha ridefinito le stesse concezioni da cui si sarebbero diramate da quel momento in poi tutte le riflessioni (anche accademiche) sul fenomeno fumettistico giapponese.

L'elemento che nell'immaginario collettivo ha portato One Piece, Naruto e Bleach ad assumere il ruolo di Big Three - oltre, naturalmente, al loro incredibile successo commerciale – è da ritrovare perciò nella capacità di Toriyama di proporre un paradigma, un modello cultural-linguistico totalizzante, a cui le opere successive avrebbero dovuto necessariamente rifarsi, se desideravano interpretare le esigenze dei lettori (non più solo nazionali) e rispondere così alle necessità di un pubblico apertamente cosmopolita. E lo stesso fenomeno che permette, ad esempio, a Dragon Ball e One Piece di coabitare l'Olimpo degli shōnen, nasce proprio dalla continuità con cui Oda (e per estensione, gli altri due mangaka dei Big Three, e non solo) sviluppa le sue storie in riferimento agli elementi paradigmatici codificati da Toriyama. Fino ad estendere i linguaggi del medium-manga, a partire dalla rimodulazione dei canoni su cui si è fondato lo stesso Dragon Ball.

Ma come capita per tutti i grandi fenomeni culturali, di qualunque origine o derivazione mediale essi siano, la rivoluzione passa sempre attraverso la reiterazione di modelli funzionanti: che nel caso dei Big Three è riconducibile a delle particolari strategie editoriali. Se One Piece, Naruto e Bleach sono stati universalmente riconosciuti come i tre colossi di Shōnen Jump nel Nuovo Millennio, il motivo è da individuare nella capillarità con cui occupavano, di volta in volta, le copertine della rivista, divenendo spesso oggetto di crossover. In realtà questa scelta dell'editore è stata mutuata da un precedente fenomeno, che ha visto Dragon Ball coesistere – guarda caso – con altre due opere di straordinario successo, per formare insieme a Yu degli Spettri e Slam Dunk (con Real 96 di Inoue che tornerà a fine febbraio) quel corpus tripartitico che ha permesso a Shōnen Jump di raggiungere la tiratura più alta di copie della sua intera storia editoriale: di cui i Big Three hanno rappresentato, a tutti gli effetti, la prosecuzione ideale e moderna.

FONTE: cbr

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