Per il presidente di Wit Studio esiste una soluzione alla crisi degli anime

Per il presidente di Wit Studio esiste una soluzione alla crisi degli anime
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Se per buona parte degli addetti ai lavori il futuro degli anime è in grave pericolo, a causa dell'immutabilità di alcune liturgie produttive che, ad oggi, appaiono sempre più insostenibili, per il presidente di Wit Studio, George Wada, esiste un rimedio per neutralizzare la deriva drammatica a cui sta volgendo l'intero settore dell'animazione nipponica.

Intervistato durante la fiera statunitense Anime NYC, il CEO di Production I.G, nonché presidente in carica di Wit Studio, ha voluto disinnescare le paure e le tensioni che stanno albergando nelle pieghe dell'industria, senza cedere a facili fatalismi. Pur prendendo atto della complessa situazione in cui si trovano a lavorare gli operatori dell'industria, falcidiati da problematiche evidenti e impossibili da soprassedere come la questione relativa alle scarse retribuzioni – tanto che i salari degli animatori sono sempre più bassi - o alla redistribuzione, per nulla oculata, delle risorse su un numero sempre più alto di progetti, il produttore ha individuato nel rapporto con il pubblico, e nella necessità dei professionisti del settore di continuare ad investire su questa relazione comunitaria, lo strumento su cui costruire un futuro sostenibile per l'industria.

Non credo sia possibile mantenere a lungo questi ritmi produttivi” dichiara qui Wada ai corrispondenti di Anime Corner “ma quello che reputo essere assolutamente fondamentale, e che potrebbe dare vita ad un'inversione di marcia, è la necessità di aggregare attorno ai progetti un numero di fan sempre più alto. Una volta che le singole produzioni” continua il presidente di Wit Studio “cattureranno l'attenzione di un numero cospicuo di appassionati in tutto il mondo, ecco che i produttori saranno spinti ad investire più risorse, soprattutto economiche, per la creazione degli anime del futuro, in modo così da realizzare serie qualitativamente migliori e più raffinate. Perciò tutto dipende, secondo me, dall'aumento del numero di fan”.

Interrogato su quale aspetto della catena produttiva il produttore investirebbe maggiormente le risorse, il presidente di Wit Studio non offre spazio ad incertezze. “Le metterei tutte sul personale” sostiene qui Wada “perché ciò di cui abbiamo bisogno è creare un pool di talenti che crescano insieme all'industria”. Per quanto le parole dell'amministratore di Production I.G tocchino un tema focale del settore, è pur vero che i problemi che continuano a falcidiare l'industria non si limitano semplicemente al quantitativo degli investimenti: ma si estendono anche alla loro natura, e al modo in cui vengono ripartiti su un numero sempre meno sostenibile di produzioni.

Come anticipato di recente dall'animatrice, nonché fondatrice del progetto di ricerca sull'industria degli anime denominato NAFCA, ovvero Terumi Nishii, i problemi essenziali a cui occorre porre rimedio sono perlopiù tre: le retribuzioni degli animatori, il divario formativo/artistico tra coloro che hanno sviluppato la propria espressione estetica su internet (la cosiddetta webgen) e i veterani dell'industria, e l'aumento esponenziale del numero di progetti, a fronte di investimenti sempre meno cospicui. Problemi, questi, a cui non si può rispondere con “l'attesa” a cui fa riferimento Wada, ma sui quali, secondo il parere di molti esperti, occorre intervenire con tempestività, se si vuole assicurare un futuro all'intero settore degli anime.

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